Sarebbe non solo superfluo, ma anche noioso far preamboli con te che vuoi fatti e non parole”. (Sant'Agostiino, Lettera 117 a Dioscoro)

Nel taglio di Lucio Fontana la tela non è soltanto ferita: è apertura. La ferita, allora, non rimanda al puro strappo o alla distruzione, ma a un oltre, a una soglia che invita l’uomo a non fermarsi alla superficie delle cose. Il taglio spezza l’apparenza e chiede uno sguardo più profondo: verso il reale, verso la verità che non coincide con ciò che subito vediamo, e persino verso una forma di compassione, intesa come capacità di lasciarsi toccare da ciò che nell’altro e nel mondo eccede la forma, l’ordine, la maschera. In questo senso, Fontana non lacera per negare, ma apre per rivelare: ci educa a comprendere che il vero non è mai solo in superficie, ma abita ciò che si dischiude oltre il visibile. Questa lettura è coerente con l’idea spazialista di superare la pittura tradizionale e di andare “oltre” la superficie verso uno spazio reale e mentale.


CATEGORIE

aprile: 2026
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930